Giornata Mondiale contro l’epatite

Giornata Mondiale contro l’epatite

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Per decenni l'epatite C ha rappresentato una delle sfide più difficili della medicina: una malattia silenziosa, spesso diagnosticata tardi, con terapie lunghe, gravate da pesanti effetti collaterali e da percentuali di successo tutt'altro che certe. Una condizione che segnava profondamente la vita dei pazienti e lasciava nei medici un senso di impotenza.

Oggi lo scenario è radicalmente cambiato. Grazie ai farmaci antivirali ad azione diretta, l'epatite C è diventata una malattia curabile, con trattamenti brevi, ben tollerati e con tassi di guarigione superiori al 95%.

In occasione della Giornata Mondiale contro l'Epatite, Salvatore Minniti, direttore dell'Uoc di Malattie infettive dell’ospedale Perrino di Brindisi, racconta questa vera e propria rivoluzione terapeutica e spiega perché, oggi più che mai, è fondamentale non abbassare la guardia: diagnosticare, trattare e puntare all'eliminazione del virus.



“La mia vita in corsia contro l’Epatite C: dalla frustrazione alla cura definitiva in poche settimane



Se guardo indietro ai miei primi anni in reparto, la memoria va subito a una delle sfide più frustranti della mia carriera: la lotta contro l’Epatite C. Per decenni, questa patologia è stata un nemico silenzioso e spietato, capace di condurre i pazienti dritti verso la cirrosi, l'epatocarcinoma ed infine l’exitus.

Il tasso di mortalità era alto, e noi medici avevamo le armi spuntate.

Ricordo bene l’epoca dell’Interferone combinato con la Ribavirina. Proporre quella terapia coincideva con l’ avviare un percorso terapeutico lungo e logorante, segnato da effetti collaterali pesantissimi: febbri debilitanti, anemie severe, depressione profonda. Vedevo i miei pazienti trasformarsi fisicamente e psicologicamente sotto il peso di quei farmaci. E la parte più dolorosa, per me che li curavo, era la consapevolezza che a fronte di così tanti sacrifici i tassi di guarigione restavano scarsi. Troppe volte abbiamo dovuto dire a un paziente che la terapia era fallita.

Poi, la svolta. Negli ultimi anni, abbiamo assistito ad una vera e propria rivoluzione copernicana, qualcosa che difficilmente avrei immaginato all'inizio del mio percorso professionale. I vecchi schemi terapeutici sono stati letteralmente soppiantati dai nuovi farmaci antivirali ad azione diretta (DAA).

Oggi, entrare in ambulatorio e prescrivere queste nuove molecole è un'esperienza completamente diversa:

Una maneggevolezza incredibile: Gli effetti collaterali che un tempo terrorizzavano i pazienti sono praticamente scomparsi. Le pillole si assumono per bocca con una semplicità disarmante.

Tassi di guarigione oltre il 95%: Un traguardo clinico eccezionale, che ritengo difficilmente raggiungibile in quasi nessun’altra patologia infettiva cronica. Vedere la negativizzazione del virus è diventata la norma, non più l'eccezione.

La rapidità del trattamento: Il calvario di un tempo si è ridotto a sole 8 o, al massimo, 12 settimane di terapia.

Per chi come me ha curato questa storia clinica per lunghi decenni, vedere l’Epatite C trasformata da condanna letale ad infezione eradicabile in meno di tre mesi è il regalo più bello”.



UFFICIO STAMPA ASL BRINDISI

Brindisi, 28 luglio 2026

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